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PREVENDITA - IL LIBRO SARA' DISPONIBILE ENTRO FINE MAGGIO 2026
In un’epoca di soluzioni immediate a portata di social, questa raccolta ci chiede un atto quasi sovversivo: fermarci, rallentare, osservare situazioni quotidiane e prenderne atto. Nulla di eclatante, nulla di sensazionale, nulla che abbia il fine di lasciarci a bocca aperta. I racconti ci prendono per mano e ci conducono, con discrezione, a volgere lo sguardo su storie di ordinaria solitudine, conversazioni quotidiane e situazioni comuni che potrebbero riguardare tanto noi quanto i nostri cari e le persone che occasionalmente incrociamo nel nostro via vai chiamato vita.
Carmine Valendino, con il suo consueto acume, accompagnato dall’inconfondibile garbo narrativo, ci sollecita a osservare, di racconto in racconto, le innumerevoli sfaccettature della solitudine con ritmo lento e sotto una luce talvolta cruda.
I quadri dell’artista statunitense Edward Hopper fungono da ispirazione e da motore narrativo per l’autore e si trasformano in scorci di vita calati in un’inquietudine silenziosa che, pur lasciandoci talvolta più domande che risposte, ci regalano un’opportunità rara di questi tempi: guardare l’altro (e nel frattempo noi stessi) con presenza e attenzione.
Cosa pensano le persone affacciate alla finestra? Quale storia si cela dietro il bancone di un bar illuminato a tarda notte? Di cosa discutono due donne sedute in un locale? E cosa vede una ragazza seduta su un letto rivolto verso una finestra?
Ed ecco che l’eco persistente che i dipinti di Hopper lasciano nell’anima, con la loro capacità di evocare solitudine, attesa, dolore, rivincita, desiderio e quiete, si traduce in parola, grazie alla sensibilità e all’intuizione dell’autore. Ogni racconto è un tentativo di dare voce ai silenzi e alle ingiustizie, di animare le figure immobili (e a volte rese tali dall’indifferenza), di esplorare le vite immaginate, ma tanto vicine al reale, che si svolgono appena oltre la tela.
Hopper rappresentava l’America, ma in realtà dipingeva l’animo umano. Le sue città, le sue stanze d’albergo, i suoi uffici diventano scenari universali per drammi interiori e momenti di profonda riflessione.
I personaggi di questi racconti, esattamente come quelli di Hopper, a volte sono ai margini della vita, osservatori o osservati, a volte sono persone straordinariamente normali che grazie
allo spirito di indagine di Carmine Valendino riescono a emergere per “riaprirsi al mondo”, per esser finalmente visti.
I racconti brevi che si susseguono in questa raccolta sono storie che potenzialmente potrebbero svolgersi sotto gli occhi di tutti ma che, nel vortice veloce e divoratore della vita odierna, susciterebbero, forse, l’interesse di pochi.
Ecco allora che Carmine fa una scelta netta e coraggiosissima: ci invita a dissipare le tenebre della solitudine e dell’indifferenza, donando luce e voce ai tanti io che si nascondono tra i soggetti rappresentati nelle opere.
L’autore rende dunque possibile uno sguardo alternativo sui quadri di Hopper, uno sguardo umano, sensibile ed empatico attraverso il quale possiamo riconoscere noi stessi e l’altro che non è mai così diverso da noi.
Valentina Arcidiacono
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